Dalla seconda topica alle ultime riflessioni

DALLA SECONDA TOPICA ALLE ULTIME RIFLESSIONI 

LA SECONDA TOPICA

Dopo la prima topica, Sigmund Freud ne formulò una seconda che non solo era descrittiva, come la prima, ma anche dinamica. Questo vuol dire che venivano rappresentate anche le loro interazioni e i loro conflitti.

Quest'ultima comprende tre grosse aree, dette "istanze":

  • Es: è il serbatoio pulsionale, interamente inconscio. Non conosce rimorso né colpa; cerca la soddisfazione immediata del desiderio e dell’energia psichica.
  • Io: media tra richieste dell’Es, istanze del Super-Io e realtà esterna. Ha una parte cosciente e una parte inconscia (le difese). È il “servo di due padroni”: deve contenere gli eccessi, rinviare o modulare le spinte, trovare compromessi.
  • Super-Io: in gran parte inconscio, interiorizza divieti, norme e ideali; limita l’Es e giudica l’Io, generando senso di colpa quando si deviano gli standard interiorizzati.


- Queste tre istanze non vivono in armonia: sono sempre in tensione. Se prevale il Super-Io, la personalità rischia di essere rigida, colpevole, inibita

- Se prevale l’Es, si può agire impulsivamente e in modo aggressivo

- Un Io flessibile permette un equilibrio “sufficientemente buono”, in cui i desideri non sono né agiti senza controllo né repressi al punto da trasformarsi in sintomi.


LA PULSIONE DI MORTE

Dopo la Prima guerra mondiale, Freud osserva reduci tormentati da sogni ripetitivi di scene traumatiche e pazienti che sembrano opporsi alla guarigione, come attratti da ciò che li fa soffrire. Questi fenomeni non si spiegano con la sola sessualità repressa. Nasce così l’ipotesi di una pulsione di morte: una forza primaria che spinge verso la riduzione della tensione fino all’inorganico, verso la ripetizione, l’autodistruzione e il ritorno del trauma.

È una tesi cupa, spesso contestata, ma ha avuto un’enorme influenza: ci ricorda che nell’umano convivono spinte alla vita (Eros: legame, creatività, sessualità) e spinte al disinvestimento e alla rottura (Thanatos).

GUERRA E NATURA UMANA

Nel 1931, in un celebre scambio con Albert Einstein sul perché della guerra, Freud riconosce una componente distruttiva inerente alla natura umana. Possiamo limitarla con il diritto, le istituzioni e la cultura, ma non eliminarla. Per questo, pace e violenza si alternano storicamente: quando i freni culturali cedono, le pulsioni aggressive riemergono in massa. Gli eventi degli anni Trenta purtroppo confermeranno la sua previsione.

IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ

Nel Disagio della civiltà (1930) Freud sostiene che il progresso tecnico non garantisce più felicità. La vita moderna è più lunga e confortevole, ma impone costi psichici: per vivere insieme dobbiamo reprimere o deviare molte pulsioni. Le restrizioni e gli obblighi sociali aumentano con la complessità delle società, generando malessere diffuso. La civiltà ci protegge dalla natura e dalla violenza altrui, ma al prezzo di conflitti interiori più acuti.

IL LAVORO DELLO PSICOANALISTA: associazioni libere, sogni e transfert

  • Associazioni libere: regola fondamentale. Il paziente è invitato a dire tutto ciò che gli viene in mente, senza censura né ricerca di coerenza. Così emergono nessi inconsci, ricordi, affetti rimossi.
  • Interpretazione dei sogni: dal contenuto manifesto si cerca il contenuto latente, cioè i desideri e i conflitti rimossi che strutturano il sogno.
  • Transfert: nel rapporto analitico il paziente rivive emozioni e modelli relazionali del passato, proiettandoli sull’analista (figure genitoriali, ideali, paure). L’elaborazione del transfert permette nuove comprensioni e cambiamento. Da qui la regola che l’analista eviti rapporti extra-clinici con i pazienti, per preservare il campo di lavoro.

Diventare analisti, per Freud, richiede un’analisi personale (“analisi didattica”): conoscere il proprio inconscio e i propri punti ciechi è condizione per poter lavorare responsabilmente con quello degli altri.



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